Più Fornero, meno Grillo
Sono passate poche settimane da quando Angelino Alfano salutò con uno squillante “Forza Elsa!” la presentazione della bozza sulla riforma del mercato del lavoro. Ora, invece, il Popolo della libertà fa orecchie da mercante alla richiesta di Mario Monti di approvare la riforma alla Camera prima dell’inizio del fatidico vertice europeo di fine mese. Si può dire che molte cose sono cambiate, che il testo della legge è stato edulcorato per far piacere alla Cgil, che invece alcune richieste, anche sensate, delle imprese che criticano la complicazione dei contratti a termine non hanno ottenuto soddisfazione.
18 AGO 20

Sono passate poche settimane da quando Angelino Alfano salutò con uno squillante “Forza Elsa!” la presentazione della bozza sulla riforma del mercato del lavoro. Ora, invece, il Popolo della libertà fa orecchie da mercante alla richiesta di Mario Monti di approvare la riforma alla Camera prima dell’inizio del fatidico vertice europeo di fine mese. Si può dire che molte cose sono cambiate, che il testo della legge è stato edulcorato per far piacere alla Cgil, che invece alcune richieste, anche sensate, delle imprese che criticano la complicazione dei contratti a termine non hanno ottenuto soddisfazione. Tutto vero, ma chi critica l’esecutivo per non aver agito per decreto deve mantenere intatta la convinzione sulla “necessità ed urgenza” di intervenire sulla materia al più presto.
Ci sono almeno tre buone ragioni per chiudere la partita in una decina di giorni. La prima concerne la credibilità internazionale dell’esecutivo, che ha effetti anche sul giudizio dei mercati, che ha ricominciato a incrudelire da quando si è avuta la sensazione che non si fosse in grado di portare a compimento la riforma del lavoro. La seconda concerne proprio il lavoro. Le imprese che possono assumere personale non sono molte, ma esistono, quelle che di solito fanno assunzioni stagionali in estate sono un certo numero, nell’agricoltura, nel turismo, nel settore alimentare. Se sanno che le norme attualmente in vigore saranno modificate e non sanno quali saranno quelle nuove, attenderanno, con effetti negativi sull’occupazione. Era una buona ragione per agire per decreto, resta un’eccellente ragione per licenziare al più presto una legge. Queste ragioni sono egualmente valide per il centrodestra e il centrosinistra. L’ultima, invece, dovrebbe stimolare di più il Pdl, e consiste nell’esigenza di chiudere la strada alla manfrina messa in piedi da settori del Pd che, puntando a elezioni anticipate, cercano di utilizzare il problema dei cosiddetti esodati per bloccare l’attività del governo.
Elsa Fornero su questo tema ha probabilmente peccato di ingenuità, qualche dirigente dell’Inps ha forse considerato che i ministri passano e i sindacati restano, ma non c’è ragione perchè il Pdl si accodi a questa campagna che invece di puntare alla soluzione di un problema cerca di alzare un polverone per bloccare la riforma. Non è certo questo il momento per farle la forca al minsitro che ha realizzato le cose importanti di questo governo voluto, si ricordi, da Berlusconi e Bersani su proposta di Napolitano e Merkel. Semmai, dalla Fornero, il segretario del Pdl potrebbe persino prendere qualche piccola ripetizione di riformismo.